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Un caso complesso di implantologia, bonifica dentale e protesi provvisoria immediata, trattato con un approccio personalizzato e, quando indicato, con sedazione cosciente.
La riabilitazione di un’arcata dentale compromessa non consiste necessariamente nel trattare ogni elemento disponibile o nel sostituire tutto ciò che è possibile sostituire.
In questo caso clinico, il progetto è nato da un principio per noi particolarmente importante: intervenire dove il trattamento era realmente necessario, preservando invece ciò che poteva continuare a svolgere adeguatamente la propria funzione.
La paziente presentava una situazione complessa dell’arcata superiore, caratterizzata dalla presenza di diversi elementi dentali compromessi e di un impianto precedentemente posizionato in una posizione non strategicamente utile rispetto al progetto riabilitativo complessivo.
L'obiettivo non era quindi semplicemente “rifare i denti”, ma progettare una nuova riabilitazione tenendo conto della salute degli elementi residui, della posizione degli impianti, della funzione, dell'estetica del sorriso e, non meno importante, delle esigenze e delle aspettative della paziente.
La valutazione iniziale ha evidenziato la necessità di procedere alla bonifica dell'arcata superiore, eliminando gli elementi che non offrivano più una prognosi compatibile con una riabilitazione stabile e prevedibile.
Tra questi era presente anche un impianto precedentemente inserito che, per posizione e utilità nell'ambito del nuovo progetto protesico, non risultava strategicamente vantaggioso.
La sua presenza, infatti, non deve necessariamente essere considerata un motivo sufficiente per costruire una nuova riabilitazione intorno a un impianto preesistente. In una riabilitazione complessa è fondamentale valutare l'intera architettura del progetto e non il singolo elemento isolatamente.
Parallelamente, era presente una riabilitazione implantare nel settore superiore destro che, nel complesso, risultava soddisfacente.
Questo è uno degli aspetti più significativi del caso.
Dopo aver valutato insieme alla paziente le diverse possibilità terapeutiche, abbiamo scelto di non modificare la riabilitazione implantare del settore superiore destro, proprio perché non vi era una reale necessità clinica di farlo.
Avremmo potuto proporre una riabilitazione più estesa, coinvolgendo anche quella zona, ma questo avrebbe significato sottoporre la paziente a ulteriori procedure e modificare una parte della bocca che, in quel momento, non richiedeva un intervento.
Abbiamo quindi preferito un approccio conservativo e proporzionato: trattare ciò che doveva essere trattato senza estendere il trattamento oltre quanto necessario.
Anche questo fa parte di una riabilitazione protesica correttamente progettata.
L'obiettivo non è infatti eseguire il maggior numero possibile di trattamenti, ma individuare l'intervento che permette di raggiungere un risultato funzionale ed estetico adeguato con il minor sacrificio biologico e terapeutico necessario.
La decisione è stata condivisa con la paziente, considerando sia gli aspetti clinici sia il suo desiderio di non modificare inutilmente una parte del sorriso che funzionava già in modo soddisfacente.
Il progetto riabilitativo ha interessato principalmente l'arcata superiore, con una modifica importante della situazione dentale iniziale.
Particolare attenzione è stata dedicata alla progettazione del nuovo sorriso, cercando di ottenere un risultato armonico non soltanto osservando i denti singolarmente, ma valutandoli nel loro rapporto con il labbro e con il terzo inferiore del volto.
Il confronto fotografico permette di apprezzare il cambiamento ottenuto sia a livello intraorale sia nel sorriso.
Nelle immagini del caso viene mostrato il confronto tra la situazione iniziale e quella successiva alla riabilitazione, attraverso una visualizzazione interattiva che consente di osservare direttamente le differenze tra prima e dopo.
Anche il confronto del sorriso è stato documentato mantenendo visibile esclusivamente il terzo inferiore del volto, così da evidenziare il cambiamento estetico senza rendere identificabile la paziente.
Una delle caratteristiche più importanti di questo trattamento è stata la possibilità di concentrare in un'unica seduta le principali fasi chirurgiche della riabilitazione.
Nel corso della seduta sono state eseguite la bonifica degli elementi compromessi, la rimozione dell'impianto non strategico e il posizionamento dei nuovi impianti previsti dal progetto riabilitativo.
La pianificazione ha permesso di organizzare le diverse fasi del trattamento in modo coordinato, con l'obiettivo di ridurre il numero di appuntamenti chirurgici e rendere il percorso più semplice e gestibile per la paziente.
Dopo poche ore dall'intervento è stata inoltre consegnata la protesi provvisoria a carico immediato, permettendo alla paziente di uscire dalla seduta con una soluzione protesica immediata e con una nuova configurazione estetica del sorriso 📷👇.
La protesi provvisoria non rappresenta semplicemente una soluzione temporanea in attesa della definitiva: in una riabilitazione di questo tipo costituisce anche uno strumento importante per verificare nel tempo estetica, funzione, fonetica e integrazione del nuovo progetto nel sorriso della paziente.
Un altro elemento importante del caso è stata la gestione dell'ansia. Il nostro studio a Lodi si occupa di gestione dell'ansia e di sedazione cosciente. Il dott. Forni Andrea è anche formatore in materia di sedazione cosciente e del controllo del dolore post operatorio.
Un intervento di questa complessità può rappresentare un'esperienza impegnativa per il paziente, soprattutto quando sono previste procedure chirurgiche multiple nella stessa seduta.
Per questo motivo il trattamento è stato eseguito in sedazione cosciente, con finalità ansiolitica, attraverso la somministrazione di una benzodiazepina secondo il protocollo previsto per la paziente.
L'obiettivo della sedazione non è sostituire l'anestesia locale né “far dormire” il paziente, ma ridurre ansia e stress e rendere più tollerabile l'esperienza chirurgica, mantenendo le condizioni necessarie per una gestione sicura della procedura.
La sedazione è stata quindi inserita all'interno di un percorso complessivo di gestione del paziente, insieme all'anestesia locale, al monitoraggio e alla preparazione preoperatoria.
Per noi questo aspetto è particolarmente importante: la qualità di una riabilitazione non riguarda soltanto il risultato finale visibile nelle fotografie, ma anche e come il paziente vive il percorso necessario per arrivarci.
Il risultato ottenuto ha permesso di modificare in modo significativo la situazione iniziale dell'arcata superiore, mantenendo contemporaneamente la riabilitazione implantare del settore superiore destro che non presentava la necessità di essere sostituita.
Questo ha consentito di raggiungere un cambiamento estetico importante senza trasformare il trattamento in una riabilitazione più estesa del necessario.
Il confronto tra le fotografie iniziali e quelle successive permette di osservare il cambiamento del sorriso e della situazione dentale.
Ma, al di là dell'aspetto estetico, il valore del caso sta soprattutto nel percorso decisionale che ha portato al risultato: eliminare ciò che non era più recuperabile o strategicamente utile, inserire nuovi impianti secondo il nuovo progetto, mantenere ciò che funzionava e fornire rapidamente una soluzione provvisoria.
Ogni riabilitazione complessa presenta caratteristiche diverse e non esiste una sequenza terapeutica uguale per tutti.
In questo caso abbiamo scelto di non perseguire una riabilitazione “totale” a tutti i costi, ma di costruire un progetto intorno alle reali necessità della paziente.
La scelta di non trattare una zona che funzionava già bene è stata parte integrante del piano di cura.
È un principio che riteniamo importante: una buona odontoiatria non consiste soltanto nel sapere cosa fare, ma anche nel sapere quando non è necessario intervenire.
Le immagini pubblicate documentano le diverse fasi del trattamento. Il caso clinico è presentato a fini informativi e divulgativi; ogni piano di trattamento deve essere valutato individualmente sulla base delle condizioni cliniche, funzionali ed estetiche del singolo paziente📷👇.
Il costo di una riabilitazione completa di un’arcata con impianti può generalmente variare da circa 8.000 a 14.000 euro.
Non esiste però un prezzo unico valido per tutti i pazienti, perché ogni riabilitazione viene progettata in base alle condizioni della bocca e alle esigenze individuali.
Il costo può dipendere principalmente da:
Per questo motivo, il costo viene definito dopo una visita, gli esami diagnostici e la progettazione del piano di trattamento, così da poter proporre una soluzione personalizzata e indicare in modo trasparente tutte le voci del trattamento.
Questa è perfettamente coerente con il messaggio distintivo della pagina:
La riabilitazione di un’arcata può essere indicata quando sono presenti più elementi dentali compromessi, non più recuperabili o non compatibili con una riabilitazione stabile nel lungo periodo. La scelta, tuttavia, deve essere personalizzata: non è sempre necessario sostituire tutti i denti o intervenire su tutte le zone dell’arcata.
No. La presenza di un impianto non significa necessariamente che debba essere mantenuto o, al contrario, rimosso. È necessario valutarne posizione, condizioni cliniche e utilità rispetto al progetto protesico complessivo. Nel caso presentato, un impianto preesistente non risultava strategicamente utile per la nuova riabilitazione.
Una delle scelte terapeutiche è stata proprio quella di non intervenire su una riabilitazione implantare del settore superiore destro che risultava clinicamente soddisfacente. D’accordo con la paziente, abbiamo preferito preservare una situazione che funzionava già bene, evitando procedure ulteriori non necessarie. La scelta di non trattare una zona stabile può quindi essere parte integrante di un corretto piano di cura.
In alcuni casi selezionati è possibile programmare l’inserimento degli impianti e la consegna di una protesi provvisoria nella stessa giornata. La possibilità dipende dalle condizioni cliniche, dalla quantità e qualità dell’osso, dalla stabilità implantare ottenibile e dal progetto protesico. Nel caso presentato, la protesi provvisoria è stata consegnata dopo poche ore dall’intervento.
La sedazione cosciente è una tecnica utilizzata per ridurre ansia e stress durante le procedure odontoiatriche. Nel caso presentato è stata utilizzata con finalità ansiolitica mediante la somministrazione di una benzodiazepina, all’interno di un percorso che comprende valutazione preoperatoria, anestesia locale e monitoraggio del paziente. La sedazione non sostituisce l’anestesia locale e non ha come obiettivo quello di far perdere conoscenza al paziente.
La sedazione cosciente può essere utilizzata nella maggior parte dei pazienti idonei al trattamento odontoiatrico ambulatoriale, dopo un’adeguata valutazione clinica. Riducendo ansia e stress e stabilizzando i parametri vitali, contribuisce a rendere la prestazione più confortevole e sicura.
Non esiste una durata uguale per tutti i casi. Il percorso dipende dal numero di denti da trattare, dalla necessità di estrazioni o procedure rigenerative, dalla situazione ossea e parodontale e dal tipo di riabilitazione protesica programmata. La consegna di una protesi provvisoria può avvenire rapidamente, mentre la fase definitiva richiede generalmente un periodo di maturazione e controllo del caso.
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